Calcio: Quanto Guadagnano le Squadre con le Sponsorizzazioni Tecniche?

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Le squadre di calcio sono ormai vere e proprie corporation, una sorta dimultinazionali dell’intrattenimento, in un mercato il cui EBITDA (Earnings Before Interest, Taxes, Depreciation and Amortization – utili prima degli interessi, delle imposte, del deprezzamento e degli ammortamenti n.d.r.) – solo in Italia,  nella stagione 2016-2017, è stato di 734 milioni di Euro (fonte report sul calcio duemiladiciotto FIGC) e che ha tenuto incollati 1,4 miliardi di spettatori ai propri devices durante la trasmissione di incontri ufficiali.

Al pari delle altre società, anche quelle sportive hanno la necessità di produrre ricavi:una prima fonte in tal senso è rappresentata dagli sponsor tecnici. La sponsorizzazione tecnica è un accordo mediante il quale vengono acquisiti diritti di marketing da parte di un’azienda produttrice di abbigliamento sportivo con la contemporanea fornitura dei completi ufficiali alla squadra, necessari per lo svolgimento dell’attività sportiva – che verranno indossati dai giocatori della società e messi in vendita online e in-store.

Ma quanto guadagnano le società sportive con queste sponsorizzazioni?
I dettagli di questi accordi non sempre vengono resi pubblici; tuttavia, attraverso l’analisi di due casi pratici, è possibile comprendere la portata economica degli stessi.

1) Il primo caso che andiamo ad analizzare è quello più recente, che ha visto la società tedesca Puma succedersi dal 1 luglio 2018 ad un’altra azienda teutonica,Adidas, per la fornitura delle divise della società A.C. Milan, con un accordo pluriennale che porterà nelle casse dei rossoneri una somma che si aggira intorno ai 10-15 milioni di Euro a stagione – nettamente inferiore rispetto a quanto corrisposto dal precedente sponsor negli ultimi anni, 19 milioni circa.

Nonostante la somma base sia “esigua”, essa dovrebbe aumentare arrivando a pareggiare, quantomeno, i livelli economici garantiti da Adidas negli ultimi anni: infatti, secondo indiscrezioni,

2) Il secondo accordo su cui focalizzeremo la nostra attenzione è quello tra Nike e Roma, i cui dettagli sono stati resi pubblici per via dell’ultimo aumento di capitale della società capitolina. Il contratto prevede(va) – vista la sottoscrizione avvenuta nel 2013 – un bonus alla firma di 3 milioni di Euro, ulteriori bonus per altri 3 milioni di Euro alla data di stipula del contratto, un compenso fisso annuale di 4 milioni di Euro – tranne che per il sesto ed il settimo anno di contratto, in cui vengono previsti degli adeguamenti all’indice iSTAT entro un cap del 3%. Inoltre viene sancito che “per l’eventuale anno di apertura di un nuovo stadio, il compenso fisso, qualora siano soddisfatte le condizioni previste nel contratto” verrebbe aumentato per un importo massimo di 1 milione di Euro e per ogni anno seguente – in cui vengano anche rispettate le medesime condizioni di cui sopra – il compenso base diventerà 5 milioni di Euro a stagione.

Nel documento vengono regolamentati altresì i compensi legati ai bonus di vendita del merchandising. La società americana non prevede il pagamento di una royalties minima fino a quando la Roma non avrà un nuovo stadio di proprietà, e nel cui caso saranno di 1 milione annuo circa, che potrebbero essere ridotti qualora la società non dovesse prendere parte a competizioni di “particolari rilievo” o non dovesse utilizzare “membri o giocatori” aventi come sponsor Nike nella stagione sportiva. Tuttavia, ai giallorossi viene riconosciuta sia una percentuale tra il 7,5 e il 12, in funzione del fatturato netto, “sulle vendite nette effettuate nel corso di ciascun anno di durata”, sia il 50% dei proventi legati a qualsivoglia prodotto recante i nomi, loghi, marchi o diritti di immagine collettiva della squadra o nella disponibilità del club.

In conclusione
Mentre l’accordo siglato dal Milan sembra prevedere una base fissa più consistente, quello sottoscritto dalla società romana è maggiormente legato alle variabili, di cui la preminente risulta essere l’apertura di un nuovo stadio – di cui magari la Nike acquisirà i naming rights (e di cui parleremo in futuro). La spiegazione di quanto appena detto potrebbe intravedersi anche nella forza contrattuale delle due società: mentre la società di via Aldo Rossi è conosciuta in tutto il mondo e potrebbe essere utilizzata da Puma anche per cercare di affermarsi nel mercato italiano – è infatti l’unica società della  Seria A 2018/19 ad avere come sponsor Puma (oltre alla nazionale italiana di calcio). – la Roma sta attraversando un processo inverso, dal momento che la proprietà americana ha come obiettivo l’espansione commerciale in tutto il mondo. Ee quale marchio di abbigliamento migliore per raggiungere tale scopo, se non Nike?

Di Edoardo Leggio

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