Comprare e Vendere CO2: Investimento Pro o Contro il Pianeta?

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Nel 2000 l’Unione Europea ha introdotto il programma europeo sul cambiamento del clima. Tale programma si inserisce in un più ampio contesto, nel quale vi figura anche il Protocollo di Kyoto, entrato in vigore dal 16 febbraio 2005, che prevede l’obbligo di una riduzione del 7% delle emissioni, rispetto ai valori del 1990 – per i Paesi industrializzati e per quelli a “economia in transizione”.
(Per completezza: i paesi a economia in transizione vengono definiti “le economie di tipo sovietico di quei Paesi che, a partire dalla fine degli anni Ottanta del secolo scorso, si sono impegnati nella progressiva adozione di istituzioni proprie delle economie di mercato”).

In questa prospettiva, la direttiva ETS (Emission Trading Scheme) 2003/87/CE ha istituito un sistema comunitario di scambio di quote di emissione di CO2. Tramite l’adozione del D.L. n° 273 del 12/11/2004 è stata consentita l’applicazione della Direttiva ETS in Italia dal 1 gennaio 2005, in attuazione della decisone C(2004) 130 che istituisce le linee guida per il monitoraggio e la comunicazione delle emissioni di gas serra.

In cosa consiste?
Il sistema ETS, ossia di scambio delle quote di emissione dell’UE, è uno strumento fondamentale nella lotta ai cambiamenti climatici, prevedendo una riduzione, economicamente sufficiente, delle emissioni di gas-serra.

Alla base di tutto vi è il principio della limitazione e dello scambio delle emissioni: viene cioè fissato un tetto, che nel tempo si riduce, alla quantità di emissioni degli  impianti rientranti nel suddetto sistema. All’interno di questo limite le imprese acquistano o ricevono quote di emissione che possono scambiarsi:, ciò che conferisce valore alle quote è il numero limitato delle stesse e, avendo le imprese sempre maggior bisogno di tali quote, la domanda ovviamente può solo crescere.

Al termine di ogni anno, le industrie sono obbligate a restituire un numero sufficiente di quote che coprano le loro emissioni, in caso contrario dovranno sopportare sanzioni elevate. Qualora una azienda, però, dovesse ridurre le proprie emissioni, potrà mantenere le quote inutilizzare per coprire il fabbisogno futuro – oppure cederle, dietro il pagamento di un corrispettivo, ad altre imprese a cui servono.

Lo scambio crea flessibilità e garantisce che le riduzioni delle emissioni avvengano quando sono più convenienti, al pari dei titoli azionari. Tuttavia, di recente si sta verificando una vera e propria corsa al rialzo nel mercato della CO2. Tale circostanza da un lato giova sicuramente all’ambiente, ma dall’altro rischia di nuocere gravemente alle imprese manifatturiere, le quali, necessitando di ulteriori quote, devono affrontare ora un aumento inaspettato dei prezzi. Infatti, in meno di un anno, il prezzo sul mercato Eu-ETS è quasi quadruplicato, raggiungendo in data 8 settembre, 23 Euro per tonnellata, quando, negli ultimi 8 anni, il prezzo oscillava tra i 5 e i 7 Euro. Quando, a causa dei prezzi bassi, alcune società preferivano tenersi lontane dal mercato e affacciarvisi solamente in prossimità della scadenza per adeguarsi agli obblighi fissata al 30 aprile di ogni anno.

Tale aumento sproporzionato non era prevedibile: secondo alcuni analisti dietro ad una così forte domanda vi sarebbero banche ed hedge funds, che hanno compreso prima di tutti la reale portata di questo mercato. All’interno di quest’ultimo, tuttavia, è stata di recente a apportata una nuova regolamentazione che ha contribuito a creare una siffatta situazione. Infatti lo scorso febbraio è stata approvata una riforma del mercato Eu-ETS, che istituisce la Market Stability Reserve, mediante la quale ci si prefigge di ritirare dalla circolazione il surplus di permessi, creando da un lato il terreno ideale nel quale investire sulle energie pulite, ma dall’altro giustificando una corsa all’acquisto dei permessi.

Conclusione
Se è vero che i provvedimenti adottati dalle Istituzioni europee erano stati studiati per promuovere le energie pulite, è pur vero che essi stanno contribuendo a creare il pericolo diuna bolla speculativa di ingenti dimensioni.

Che la corsa alla CO2 sia la nuova corsa all’oro?

Edoardo Leggio

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