Prodotti di Plastica Usa e Getta Vietati dal 2021? Lo dice il PE

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L’attenzione per l’ambiente è un urgente e cogente bisogno, di cui la maggior parte dei Paesi al mondo si sta rendendo conscio: sempre più spesso, infatti, vengono intraprese iniziative volte a delimitare i danni delle industrie e del genere umano al Pianeta Terra – non da ultimo l’assegnazione del premio Nobel a William Nordhaus e Paul Romer per la ricerca sulla crescita sostenibile a lungo termine nell’economia globale e il benessere della popolazione mondiale (di cui abbiamo parlato in un recente articolo).

L’ultima notizia in merito è che il Parlamento Europeo pochi giorni fa, in sessione plenaria, ha approvato, con 571 voti a favore, la proposta di vietare i prodotti di plastica usa e getta dal 2021.

Tale proposta è stata accompagnata dalla Valutazione di Impatto e Sintesi dal titolo “Reducing Marine Litter: action on single use plastics and fishing gear” nella quale si legge che, nonostante il problema sia mondiale, è palese che lo stesso abbia rilevanza anche a livello europeo. Infatti, anche se la plastica trovata negli oceani non proviene totalmente dall’Unione Europea, essa comunque contribuisce in misura rilevante all’inquinamento dell’area.

La plastica costituisce l’80-85% dei rifiuti presenti nei mari e nelle spiagge di tutto il mondo, e, le bottiglie e i tappi rappresentano gli oggetti maggiormente abbandonati. I prodotti che si vogliono colpire più di tutti sono dieci, tra cui le posate, i piatti e i bicchieri di plastica, le cannucce, i contenitori usa e getta per gli hamburger e i cotton fioc. Secondo una proiezione, non così tanto lontana dalla realtà, nell’anno 2050 potrebbe esserci negli oceani più plastica che pesci.

Il report del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente del 2016 ha calcolato che i danni provocati all’ecosistema marino dalla plastica ammonta a circa 13miliardi di Dollari annui, e i settori che più ne risentono sono soprattutto le acquacolture, l’industria ittica, i porti e gli impianti turistici. Non solo, i danni si ripercuotono in ogni aspetto della nostra vita, causando la diminuzione della quantità e qualità della fauna marina, la contaminazione della catena alimentare e gravi impatti sulla salute dei cittadini.

La Commissione ha sottolineato che, nonostante vi sia un’ampia legislazione europea in materia, con la quale si fissano obiettivi minimi da raggiungere entro il 2030 per il riciclo dei rifiuti e per la diminuzione degli scarti di plastica, è necessario che gli Stati membri si impegnino attivamente e con maggiori risultati nel migliorare i propri sistemi di raccoglimento e smaltimento della spazzatura. Invero, anche se si dovesse applicare appieno la suddetta regolamentazione, non si risolverebbe il problema dei rifiuti negli oceani poichè vi sarebbero in circolazione comunque troppi oggetti di plastica usa e getta.

Quello che preoccupa di più e che rappresenta un serio pericolo per la salute umana e dei pesci però, non sono i grossi rifiuti, ma le microplastiche, le quali una volta ingerite dai pesci si introducono nel nostro corpo con il consumo degli stessi.

Pertanto, con la presente proposta si dovrebbero avere impatti tanto ambientali (si ridurrebbe la percentuale di plastica negli oceani) quanto economici e sociali, i quali però si tradurrebbero in maggiori costi di compliance che graverebbero sia sul settore pubblico che su quello privato. Infatti, la direttiva mira a coinvolgere direttamente i produttori di oggetti di plastica usa e getta, chiedendo loro di contribuire in termini di costi sia per la gestione e la bonifica dei rifiuti sia per la implementazione di politiche di sensibilizzazione sull’impatto ambientale.

Intanto, già da una decina d’anni i cittadini europei erano già consci di questo problema e hanno visto alla luce i negozi c.d. packaging free, nei quali i prodotti sono contenuti in dispenser e i clienti si devono servire con contenitori portati da casa o acquistati sul luogo, ma in ogni caso riciclabili. Il primo Unpackaged store fu aperto a Londra, seguita dopo poco dal “Negozio Leggero” prima di Torino e poi di Milano, nonchè da ultimo a Berlino “”Original Unverpackt” (il primo del suo genere ad essere stato finanziato interamente tramite il crowdfunding).

Ora non ci resta che aspettare l’approvazione definitiva che dovrebbe arrivare per marzo 2019.

A cura di Edoardo Leggio

 

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