Banca CaRiGe e l’Amministrazione Straordinaria: Cosa è Successo?

Un inizio d’anno “col botto” per il sistema bancario italiano

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E’ del 31 dicembre scorso l’annuncio della decadenza del consiglio di amministrazione di CaRiGe (Cassa di Risparmio di Genova e Imperia), subito seguito da un intervento senza precedenti della Banca Centrale Europea: l’astensione dell’azionista di riferimento, la Malacalza Investimenti Srl di proprietà dell’omonima famiglia, in occasione dell’ultima assemblea con la quale sarebbe dovuto essere approvato l’ennesimo aumento di capitale, ha indotto alla dimissione cinque consiglieri di amministrazione tra cui il presidente Pietro Modiano e l’amministratore delegato Fabio Innocenzi.

Il rafforzamento patrimoniale, previsto per 400 milioni di Euro, era quanto mai atteso e necessario: alla fine di novembre il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi era intervenuto, su base volontaria, con la sottoscrizione di obbligazioni subordinate per un importo di 320 milioni di Euro e un rendimento del 13% annuo, al fine di consentire all’istituto ligure di adeguarsi ai requisiti di stabilità patrimoniale entro la fine del 2018 – come richiesto dalla stessa Bce a seguito delle massicce svalutazioni dei crediti presenti in bilancio (pari a circa 250 milioni di Euro) volute dalla nuova dirigenza per allineare i libri contabili all’effettiva probabilità di realizzo degli impieghi.

Tutto ha inizio nel 2013

Per la verità, le difficoltà di CaRiGe iniziano nel 2013, con ben due ispezioni di Banca d’Italia nell’arco di un anno, in cui sono state rilevate carenze gravi nella gestione dell’antiriciclaggio nonché una prassi per così dire ottimistica nella valutazione dei crediti incagliati e in sofferenza, alcuni dei quali erano stati erogati ad imprenditori parti del patto parasociale che, insieme al presidente Giovanni Berneschi designato dalla Fondazione CaRiGe (allora titolare del 45% del capitale), controllava di fatto la banca. Proprio l’esito di quelle ispezioni ha indotto la Procura della Repubblica di Genova ad aprire un’inchiesta, che ha poi condotto all’arresto dello stesso Berneschi.

Le cose non migliorano di molto neppure con un primo aumento di capitale di 800 milioni di Euro, che non impedisce il fallimento degli stress test precedenti all’implementazione del Meccanismo Unico di Vigilanza, a seguito dei quali vengono chiesti al mercato ulteriori 850 milioni; parallelamente, la Fondazione CaRiGe vende il 10% delle azioni alla famiglia Malacalza, che entra nella prima volta come azionista nel maggio 2015.

E’ in questo contesto che la Banca Centrale Europea ha deciso di applicare per la prima volta l’articolo 72 del Testo Unico Bancario, ai sensi del quale gli organi di amministrazione della banca vengono sostituiti da uno o più commissari straordinari che, coadiuvati da un comitato di sorveglianza con funzioni consultive e di controllo, hanno il compito di “accertare la situazione aziendale, rimuovere le irregolarità e promuovere le soluzioni utili nell’interesse dei depositanti e della sana e prudente gestione”. Tale provvedimento è riconducibile alle “misure di intervento precoce” previsto dalla Direttiva 2014/59/UE in materia di risoluzione degli enti creditizi, non trovandosi ancora l’istituto in una situazione di “dissesto o rischio di dissesto” che ne avrebbe invece determinato la risoluzione ovvero la liquidazione coatta amministrativa, e il tanto temuto bail-in a carico degli azionisti e degli obbligazionisti subordinati.

Peraltro, due dei commissari designati da Francoforte sono in realtà gli stessi ex presidente ed ex amministratore delegato, il che avvalora indubbiamente quanto riportato nel comunicato con cui la banca ha reso nota la misura assunta dalla Vigilanza, secondo il quale verrà garantita “la consueta operatività senza alcun impatto su clienti, depositanti e dipendenti”, nonché la continuità con la strategia di risanamento già ben presente ai vertici dell’istituto, finalizzata a rafforzare il patrimonio, recuperare quote di mercato, ridurre i rischi in particolare nel settore dei non-performing loans e ricercare opportunità di sinergia con altri attori del mercato.

Contestualmente, la Consob ha disposto la sospensione a tempo indeterminato delle negoziazioni sui titoli CaRiGe, all’evidente scopo di evitare un ulteriore detrimento del valore di mercato e dello stesso patrimonio della banca, anche alla luce delle indiscrezioni circolate sui mezzi di informazione anche prima della pubblicazione della decisione della Bce.

L’obiettivo dell’autorità europea e della gestione commissariale che ne rappresenta il “braccio armato” è evidentemente quello di ripristinare la sana e prudente gestione di CaRiGe mantenendola attiva sul mercato, eventualmente anche grazie ad una fusione con uno o più altri istituti – benchè UniCredit abbia già smentito il proprio interesse ad un’acquisizione.

La soluzione adottata è certamente molto diversa da quella che ha interessato le quattro banche (Banca Etruria, CariFerrara, CariChieti e Banca Marche) poste in risoluzione alla fine del 2015 con il collocamento delle passività presso un veicolo di gestione delle attività – bad bank nel linguaggio del regolatore europeo – istituito ad hoc, e le due banche venete Popolare di Vicenza e Veneto Banca, attualmente in fase di liquidazione dopo che il progetto di ricapitalizzazione precauzionale con il supporto dello Stato è stato rigettato dalla direzione Concorrenza della Commissione Europea, i cui attivi sono stati acquisiti da Intesa SanPaolo. In particolare, la procedura adottata per CaRiGe non ha comportato, almeno fino ad ora, alcun esborso economico diretto o indiretto da parte dello Stato: è pertanto auspicabile che l’amministrazione straordinaria sia sufficiente a ripristinare il corretto funzionamento dell’istituto tutelando allo stesso tempo l’integrità del mercato bancario e gli stakeholder, dagli azionisti ai consumatori.

A cura di Lara Longinotti

 

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