Leadership Emotiva: l’Umore del Leader Incide sul Lavoro dei Dipendenti

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In che modo l’umore del leader può condizionare il lavoro dei dipendenti in azienda? Ecco un estratto del libro Leadership Emotiva di Daniel Goleman:

Quando un leader manifesta il suo disappunto entrano in gioco dinamiche di contagio emotivo. Se questi meccanismi vengono dosati con sapienza, anche un lieve moto di malumore può riuscire a calamitare l’attenzione dei sottoposti, motivandoli. Molti leader efficaci sentono istintivamente che dosi ben calibrate di irritazione hanno un effetto energizzante, proprio come i complimenti. Un messaggio di disappunto misurato tende ad avvicinare le persone al loro picco di prestazione, mentre un errore di dosaggio può condurli al di là del punto di equilibrio, precipitandoli in una zona in cui l’angoscia compromette l’efficacia.

I partner emotivi non sono tutti uguali. Il contagio emotivo risponde a una potente dinamica che determina, a livello cerebrale, chi sarà più incline a venire attratto nell’orbita emotiva dell’altro. I neuroni specchio sono uno strumento di comando: il flusso di emozioni è decisamente più intenso quando emana da persone in posizioni socialmente dominanti.

Leadership Emotiva: cosa comporta?
In qualunque gruppo i membri tendono a seguire con maggiore attenzione le parole e i gesti delle persone più potenti e a dare loro più peso. Questo fenomeno amplifica notevolmente la forza dei messaggi emotivi trasmessi da un leader, di qualunque natura essi siano. Le emozioni di un capo, in altri termini, sono particolarmente contagiose. Il potenziale di questo ascendente emotivo è stato verificato per via sperimentale manipolando in senso positivo o negativo l’umore di 56 leader a capo di altrettanti gruppi e studiandone di volta in volta l’impatto sulle emozioni dei loro subordinati. I membri delle squadre guidate da leader entusiasti hanno riferito di provare sentimenti positivi. Quello che conta davvero, però, è il fatto che al tempo stesso queste persone coordinavano con maggiore efficacia i loro interventi, riuscendo a svolgere più lavoro con meno sforzo. Le squadre capitanate da leader intrattabili, al contrario, risultavano ma sincronizzate e quindi inefficienti. Peggio ancora, gli sforzi per compiacere il leader, dettati dal panico, conducevano a decisioni avventate e a scelte strategiche miopi.

Se quindi il disappunto di un capo, espresso con sapienza, può fungere da stimolo efficace, dare in escandescenze è una tattica controproducente. Può accadere che un leader abituato a motivare i sottoposti con periodici sfoghi di malumore ottenga una maggiore quantità di lavoro, ma non necessariamente sarà svolto garantendo una buona qualità. Un malcontento perenne corrode il clima emotivo, impedendo al cervello di operare in un regime di efficienza ottimale. Da questo punto di vista la leadership si riduce a una serie di scambi sociali tali per cui il capo ha la possibilità di influenzare le emozioni dei sottoposti in senso positivo o negativo. Negli scambi di alta qualità il collaboratore percepisce l’attenzione, l’empatia, il sostegno e la positività del suo superiore. Nelle interazioni mediocri, al contrario, si sentirà solo e minacciato.

La trasmissione di stati emotivi tra leader e subordinati è il modello di tutti i rapporti in cui una persona esercita potere su un’altra: insegnate-studente, medico-paziente, genitore-figlio. Tutti questi rapporti sono caratterizzati da un differenziale di potere, ma anche da un potenziale benefico, in grado di far crescere, educare o curare la parte dotata di minore potere.

Un’altra importante ragione per stare molto attenti a come si parla ai propri dipendenti è il fatto che le interazioni negative con un capo tendono a venire ricordate in modo più vivido, dettagliato e insistente delle interazioni positive. Un capo può compromettere la motivazione di un gruppo con tale facilità che diventa addirittura indispensabile agire in modo da lasciare nella propria scia emozioni incoraggianti.
Quando emana da un capo, un atteggiamento insensibile non solo aumenta il rischio di perdere per strada i collaboratori migliori, ma equivale a un vero e proprio sabotaggio dell’efficienza cognitiva. Un leader dotato di intelligenza sociale sa aiutare gli altri a tenere sotto controllo e vincere le emozioni di ansia e sconforto. Anche da un punto di vista strettamente aziendale, insomma, conviene reagire in modo empatico, piuttosto che con indifferenza, e agire di conseguenza.

Tratto da Leadership Emotiva, di Daniel Goleman

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