Blockchain e Formazione: Fuffa o Realtà?

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Il business della formazione ha di recente visto il proliferarsi di scuole, academy e istituti di ogni genere che, a vario titolo, stanno cercando di conquistare il proprio spazio. Questa situazione ha trovato terreno fertile, soprattutto se consideriamo l’improvvisa comparsa di nuove funzioni aziendali e lo sviluppo di mercati finora inesistenti o inesplorati.

Blockchain, innovazione e nuove tecnologie hanno da un lato richiesto figure professionali finora inesistenti – blockchain expert, innovation manager, fintech specialist – e, dall’altro, hanno messo le aziende nella condizione di doversi adeguare alle nuove esigenze.

Ecco perché, nell’ultimo anno, abbiamo visto la nascita di numerose scuole di formazione che offrono corsi di vario genere a chiunque voglia acquisire competenze specifiche. E non parliamo dei corsi online messi a disposizione dalle grandi università, quali Princeton, Stanford e Oxford (la quale ultima, in particolare, offre corsi online di 6 settimane alla “modica” cifra di 2,350 sterline – ed ecco che su Linkedin sono tutti “Oxford Alumni”, per la gioia di chi ad Oxford si è laureato o ha conseguito un dottorato di ricerca, sudando sette camicie). Non parliamo del Master offerto dall’Università di Nicosia, al quale si può accedere pagando una fee di 12,960 euro (o, in alternativa, 1,600 euro per corso).

Parliamo di scuole di formazione nate in questo particolare contesto e momento storico, sull’onda della “bomba” blockchain e criptovalute. Alcune di queste molto valide, con relatori che hanno maturato una conoscenza approfondita delle materie di cui si tratta. Altre con alcuni dei personaggi che si fanno chiamare “esperti” pur essendosi occupati per tutta la vita di tutt’altro.

Alcuni di questi corsi, interessanti ed effettivamente utili ad avere un’idea di cosa sia la blockchain, del suo funzionamento, dei possibili (attenzione alla parola “possibili”) campi di applicazione, sono un potenziale successo. Stesso dicasi per quanto riguarda le criptovalute. Ma quando si tratta di andare nello specifico, affrontando temi legati al diritto, alla fiscalità internazionale, alla finanza e all’analisi dei rischi, spesso (ma non sempre, sottolineandosi in questa sede che ci sono scuole di formazione di alta levatura nel contesto di cui si parla) si finisce per fornire una serie di informazioni inesatte e/o incomplete.

Ho lavorato per quasi un anno nel mondo della blockchain, seguendo diverse startup – nazionali e internazionali – intente a sviluppare il proprio progetto. Occupandomi solo ed esclusivamente delle materie di mia competenza: corporate communication e risk management. Ho avuto l’onore di partecipare in qualità di relatore ad eventi organizzati da Intesa Sanpaolo, Startup Grind e Legal Hackers, parlando solo ed esclusivamente delle materie di mia competenza: corporate communication e risk management. Ho avuto l’onore di lavorare con l’avvocato Raffaele Della Rotonda, uno dei professionisti più preparati in materia di corporate law e privacy – che, in questo ambiente in particolare, si è occupato solo ed esclusivamente delle materie di sua competenza.

E allora, salvando la pace di quelle (poche) scuole di formazione che offrono corsi tenuti da professionisti realmente in possesso delle competenze necessarie, come si può pensare di offrire corsi in materie complesse quali diritto, finanza e comunicazione strategica, mettendo “in cattedra” chi si è sempre occupati di altro!? Come si può chiedere alle persone, magari alla ricerca di una propria collocazione professionale e spinte da questo mondo incantato che sembra (attenzione, sembra!) dare lavoro a tutti, un impegno economico per seguire corsi nei quali si parla di cose rinvenibili in un buon manuale? Con quale coraggio si alimentano le speranze di queste persone, che magari pensano di poter aiutare le startup a collocarsi in un Paese con una legislazione favorevole, perché l’influencer di turno ha detto loro che Malta è la blockchain Island?!

È arrivato il momento di lasciare “a ognuno il suo”. Non facciamo della blockchain il teatro dell’assurdo. Sperando non sia ormai troppo tardi.

Erika Rosenstein, Founder and Editor in Chief – Business and Leaders

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