Globalizzazione e la Forte Connessione tra Politica e Business

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Una delle conseguenze della globalizzazione è che gli eventi – di natura politica, economica o sociale – che accadono in un Paese possono influenzare le decisioni strategiche di società situate in qualunque parte del mondo. Si pensi all’elezione del Presidente degli Stati Uniti e dei risvolti nel commercio internazionale. Oppure all’insorgenza di una guerra civile, che impatta in maniera rilevante le imprese che esportano in quella zona. O ancora, all’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea e delle implicazioni per tutti gli Stati membri dell’UE (e non solo).

Insomma, la globalizzazione ha creato una rete in cui Stati, imprese e società sono fortemente interconnessi. Gli effetti si sono visti già nel periodo tra la prima e la seconda guerra mondiale: quando l’indebitamento con l’America, da parte di alcuni dei Paesi usciti sconfitti dal primo conflitto mondiale, ha causato il crollo finanziario del 1929. L’evento ha determinato una crisi economica globale nota come la Grande Depressione.

Non dissimile la crisi finanziaria dei mutui subprime, nel 2008, che ha condizionato non solo il settore bancario nel suo complesso, ma intere nazioni. Il risultato? Riduzione del redditto e dell’occupazione, restrizione del credito bancario a famiglie ed imprese, effetti negativi sui consumi, fallimento di aziende, riduzione del commercio mondiale.

Gli esempi delle interdipendenze risultanti dalla globalizzazione non si riducono al settore finanziario. La possibilità di spostare la produzione di aziende italiane in Paesi in cui la manodopera costa meno, consente alle imprese di avere maggiori profitti. Ma, al tempo stesso, sottrae posti di lavoro agli italiani. E, quale effetto ulteriore, crea posti di lavoro per i cittadini di altri Paesi, che faranno girare l’economia locale e nazionale.

Ancora, la possibilità di muoversi in un mondo globalizzato – in cui si può raggiungere Londra da qualunque capitale europea in poche ore – ha facilitato i rapporti commerciali tra le aziende. Oggi è possibile incontrare un cliente che risiede in un altro Paese, stipulare partnership commerciali, espandere l’offerta dei propri prodotti e servizi in un nuovo mercato grazie soprattutto all’esistenza di un mondo interconnesso.

E allora, in questo contesto, che ruolo gioca la politica e in che modo influenza le scelte di business?

La politica gioca un ruolo fondamentale nella creazione di un mercato concorrenziale, a tutela delle imprese; nella creazione di procedure che rendano agevole, per gli imprenditori, gestire la propria azienda; nell’incentivare la creazione e lo sviluppo di nuove imprese; nell’influenzare la scelta delle grandi multinazionali di fare di quel Paese un punto nevralgico del proprio business.

E a pensarci bene, perchè si è registrato un boom di nuove startup nel Regno Unito negli ultimi anni? Tra i motivi, uno in particolare: perchè sono state previste procedure rapide per la costituzione di una nuova società. Perchè tante aziende hanno delocalizzato i depositi per le proprie merci in altri Paesi? Perchè in quei Paesi è semplice e veloce ottenere una licenza per costruire un nuovo capannone. E così via.

A proposito di Brexit: la scelta di uscire dall’Unione Europea ha determinato una potenziale fuga di multinazionali e banche di investimento dal Regno Unito. Per motivi legati non solo al regime fiscale e alle conseguenze di natura commerciale, ma anche per la paura di lungaggini procedurali che potrebbero affliggere le aziende.

Risulta chiaro, dunque, in che modo le scelte di business – spostare la produzione della propria azienda, impostare determinati rapporti di cooperazione e scambio, espandersi in un nuovo mercato – siano fortemente influenzate dalle scelte politiche di un Paese. Lo stesso problema dei “cervelli in fuga”, non è forse il risultato di quelle scelte politiche che hanno portato ad un alto tasso di disoccupazione, alla quasi totale inesistenza di incentivi alle piccole imprese, al regime fiscale cui sono sottoposti i lavoratori in Italia?

A cura di Erika Rosenstein

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